Riparte in Italia il “Risiko” bancario: mossa a sorpresa di Intesa-Sanpaolo su Ubi Banca

It doesen’t matter whether you’re a lion or a gazelle: when the sun comes up, you’d better be running”. Da possibile “cacciatrice” a “preda” sul mercato domestico bancario, proprio nella giornata della presentazione del nuovo Piano industriale Ubi Banca, grande istituto del Centro-Nord, più volte indicato come possibile grande soggetto aggregatore, è oggetto di una “OPS”-Offerta Pubblica di Scambio avanzata – a sorpresa – dalla banca n.° 1 del Paese.

Una nuova fase di fusioni bancarie in Italia (e conseguente costituzione di nuovi pool di banche) era ormai nell’aria da tempo, le condizioni ci sono, ma l’offerta lanciata da Intesa-Sanpaolo ha sorpreso un po’ tutti, soprattutto per il “target” prescelto: Intesa-Sanpaolo, già cresciuta molto al Nord nel 2017 con l’acquisizione – molto favorevole – delle due popolari venete nel 2017 parte all’attacco del quarto gruppo bancario nazionale per puntare alla “costruzione di un campione europeo”, come ha affermato il CEO Carlo Messina, che sia in grado di competere con le primarie banche europee (la francese BNP Paribas e la spagnola Santander su tutte) e con i più forti pool di banche in generale, .

In uno scenario “inesplorato” di tassi zero o negativi e appena usciti dalla “Grande Crisi” 2009-2017, ma con un grande fardello di NPL-Non Performing Loans ancora da gestire, riparte il “Risiko” bancario in Italia.

Da rimarcare gli annunci recentissimi di 6.000 esuberi in Italia da parte di Unicredit, cui aggiungere i 2.000 di Ubi Banca e la chiusura, rispettivamente di 450 filiali per la prima e 175 per la seconda, prima dell’OPS di Intesa, in attesa del piano industriale di BancoBPM e di MPS.

La “pressione” si scarica dunque sul taglio dei costi, che non può che riguardare purtroppo la rete degli sportelli bancari e i dipendenti del settore.

E’ in atto una profonda trasformazione del modello di business bancario in Italia: una struttura di “overbanking” del periodo pre-crisi, non può più reggere in un contesto caratterizzato da:

  • tassi di interesse prossimi allo zero (e per quanto tempo ancora? Con rischi di “japanizzazione”?),
  • redditività in continua contrazione (margine di interesse e di intermediazione),
  • crescita continua degli attivi bancari, ma diversi dagli impieghi creditizi,
  • disintermediazione di servizio dalla trasformazione digitale,
  • sistemi di pagamento oggetto di interesse delle grandi società hi-tech mondiali.

Dunque oggi la ricerca della produttività e dell’efficienza passa attraverso la riduzione della capacità produttiva e la razionalizzazione della “Rete fisica” di sportelli, che mal si coniuga con la grande “polverizzazione” del sistema imprenditoriale italiano e la grande diffusione dell’impresa-famiglia delle micro e PMI.

Ma è proprio questa la nota positiva, ancora una volta in chiave “tutta italiana”: la ricchezza delle Famiglie, in termini di:

– dotazione finanziaria,

– propensione al risparmio,

– patrimonio immobiliare,

– basso indebitamento

– e di ricchezza della impresa-diffusa

rendono possibile la sopravvivenza di un modello “tradizionale” di fare-banca che attinge dal Territorio, dai Distretti, dalle Città e dai Comuni e con essi interagisce nel creare valore per tutti; Basilea permettendo.

E’ comunque ora di iniziare a correre, per tutti.

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